Don Ciotti a Düsseldorf. Un’esperienza indimenticabile

Venerdì 19 gennaio 2018, un pomeriggio indimenticabile, almeno per la maggior parte del pubblico: Don Ciotti era lì, invitato da Italia Altrove nell’aula magna del Leibniz-Montessori Gymansium di Düsseldorf davanti a noi e ci parlava con energia, entusiasmo e determinazione.

Quello stesso Don Ciotti che per molti di noi per anni è stato – e continua ad essere - un simbolo: il simbolo dell’impegno contro le ingiustizie; il simbolo della vittoria della coscienza civile contro la miopia o la latitanza dello Stato; il simbolo della lotta alla mafia.

Lui, quello che per anni ci ha accompagnato nel sentire e vivere il nostro Paese; lui, quello che tante volte abbiamo visto in televisione sempre in prima linea quando si trattava di difendere i più deboli e gli emarginati, era adesso davanti a noi e ci parlava.

Ci ha raccontato di quanto è importante la responsabilità personale, il non chiudere gli occhi davanti alle ingiustizie e ai soprusi. Ci ha detto che soltanto quando tanti “io” diventano “noi”, allora sì che si possono cambiare le cose. Così come ha fatto lui e le varie associazioni che negli anni ha fondato e presieduto. Lui, l’ispiratore della legge per la depenalizzazione del possesso di droga per uso personale (approvata nel 1975 e modificata qualche anno fa); lui, l’iniziatore del Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza da cui è poi nata la Lega italiana per la lotta contro l'AIDS; lui, il fondatore di Libera e il padre spirituale della legge per il riutilizzo dei beni confiscati ai mafiosi.

E noi eravamo lì, appesi alle sue labbra, rapiti dall’energia di un uomo che da oltre 50 anni testimonia con la sua vita e convince con le sue parole. Presi dalla sua capacità di catalizzare l’attenzione e di coinvolgere. Per tanta parte del pubblico, quello di una certa età, è stata un’esperienza indimenticabile. E se almeno un po’ dell’emozione che abbiamo provato noi è passata ai tanti ragazzi presenti, beh, allora siamo sicuri che faranno tesoro delle parole che Don Ciotti ha rivolto loro nel salutarli: “Riempite di vita la vita”.